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Formazioni e altre azioni per l'empowerment professionale e organizzativo

8 ore 11 Crediti ECM

20 ore 31 Crediti ECM

L'empowerment in sanità
Per sensibilizzare operatori all'empowerment

La formazione mira a sensibilizzare persone che lavorano nella sanità, che esercitino professioni sanitarie e non, alla tematica dell’empowerment. Da un lato porta a sviluppare consapevolezza dei benefici, delle barriere, degli strumenti e della fattibilità delle azioni di empowerment nel contesto della sanità attuale. Dall'altro accompagna nel cambio di paradigma che l'empowerment porta con sè e che spinge a ripensare il modo di intendere la propria professionalità e a cimentarsi con contraddizioni che esigono un approccio saggio e costruttivo.

 

Addestrarsi, immaginare e progettare sono altri obiettivi del corso. C'è da cominciare ad abituarsi a muoversi con diversa competenza psicosociale, comunicativa e relazionale. Nel corso si progettano anche azioni possibili di empowerment, seppure ancora abbozzate.

 

La formazione si articola in tre tipi di attività.

  1. Lezioni frontali.  Vertono sul concetto di empowerment, sugli altri correlati e sugli studi scientifici in materia e le esperienze degli ultimi anni.

  2. Focus group. Discussioni focalizzate su un tema e guidate da un conduttore esperto, hanno lo scopo di individuare e analizzare aree dove fare empowerment e vie percorribili.

  3. Discussioni. Sono finalizzate a far emergere problemi e barriere e mettere a fuoco opportunità e risorse disponibili.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

Skills per una medicina migliore
Per formare esperti in knowledge transfer

La crescita esponenziale del sapere specialistico e lo sviluppo delle comunicazioni trascinano con sé un cambio di paradigma nel modo d’intendere le competenze professionali. Il clinico sempre meno può basarsi soltanto su quanto appreso nel curriculum formativo universitario e nella successiva attività di studio e aggiornamento, come tradizionalmente impostata. Gli è richiesto di accedere continuamente alla letteratura scientifica e di approvvigionarsi di conoscenze ogni volta che servono e in ragione delle esigenze del momento. Le conoscenze ricavate dalla letteratura scientifica vanno poi trasferite nella pratica e diffuse nell’organizzazione sanitaria, in modo che risultino concretamente utili e migliorino la qualità dei servizi, specie sul piano del livello e dell’appropriatezza delle cure.

Questo lavoro di knowledge transfer  può essere affidato all’iniziativa di ciascuno, come di solito si fa, ma può essere anche strutturato a livello organizzativo, con risorse che supportino i singoli. La strutturazione presenta notevoli vantaggi, a cominciare dal fatto che il supporto aiuta i clinici a superare le difficoltà legate alla scarsità di tempo ed energie.

Un primo passo verso la strutturazione è avere nell’organizzazione esperti di knowledge transfer, personale sanitario dotato di elevata capacità di consultare in modo mirato la letteratura scientifica ricavandone corrette implicazioni pratiche e di abilità che gli permettono di facilitare il trasferimento di quanto appreso nell’organizzazione, attraverso l’organizzazione e la gestione di seminari, le news, le informative, i software e altri strumenti.

 

Il corso mira a: 1) sensibilizzare al problema attuale dell’aggiornamento scientifico, al cambiamento culturale in atto, al significato del knowledge transfer e all’opportunità di sviluppare apposite abilità; 2) favorire con appositi training lo sviluppo dell’approccio scientifico e delle abilità di consultazione della letteratura scientifica e di trasferimento alla pratica delle conoscenze acquisite; 3) sviluppare abilità utili per facilitare, organizzare e implementare attività di knowledge transfer.

 

La formazione adotta il procedimento che le ricerche internazionali suggeriscono di seguire per lo sviluppo di skills, fatto schematicamente di quattro tappe in sequenza: 1) sensibilizzazione, 2) apprendimento teorico, 3) training sotto la guida di esperti, 4) riflessione sul proprio operato e ripresa teorica.

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Il Seminario sul buon uso della PET rientra nell'attività di seminari multisciplinari, che la ASL di Teramo ha da poco avviato. Sono uno strumento di knowledge tranfer, che si avvale dell'impegno dei professionisti che operano in azienda.

Vengono individuate tematiche rilevanti nella pratica clinica, partendo da segnalazioni raccolte appositamente. Per ciascuna tematica scelta viene poi costituito un gruppo interdisciplinare, formato da specialisti diversi, esperti di aspetti del tema-problema in esame e/o interessati a questo nell'esperienza quotidiana. Il gruppo si avvale del supporto di un facilitatore esterno, messo a disposizione dallo Spin-Off Universitario Really New Minds. Questi a competenze mediche unisce competenze di metodologia della ricerca scientifica, formazione, conduzione di gruppi e comunicazione.

I partecipanti passano in rassegna la letteratura scientifica e analizzano le linee guida delle società scientifiche. Confrontano quanto emerso con le pratiche cliniche abituali e cercano di individuare problemi e trovare soluzioni e arrivare a indicazioni utili.

In incontri periodici i vari specialisti del gruppo pianificano il lavoro, si confrontano su quanto hanno trovato e maturato e redigono report. Nella redazione di report cercano di fare in modo che questi siano  rigorosi e ben documentati e al tempo stesso strutturati in modo da essere facilmente comprensibili e fruibili nella pratica. L'intento non è infatti redigere testi scientifici o relazioni congressuali, ma diffondere in azienda conoscenze utili a migliorare l'attività clinica.

In incontri formativi i report redatti vengono presentati agli operatori delle aree interessate e se ne discute assieme. Di norma per ciascun report si tengono più incontri, a ciascuno dei quali partecipano mediamente cinquanta operatori circa.

I testi elaborati vengono anche pubblicati su siti dedicati, come questo sul buon uso della PET. I siti consento una diffusione più capillare e mirata, anche perché possono essere consultati all'occorrenza da operatori alle prese con un dato problema clinico.

Il passaggio successivo è redigere linee guida aziendali, che tengano conto di quanto emerso nei gruppi di lavoro e negli incontri formativi. Quando opportuno, vengono elaborati anche strumenti e procedure di SDM (Shared Decision Making), così da poter decidere assieme ai pazienti integrando conoscenze tecnico-scientifiche e loro preferenze di vita.

Il lavoro è continuo e il processo è circolare. Ad esempio problemi nati nell'elaborazione o nell'applicazione di linee guida, come nell'SDM, possono indurre a riprendere la letteratura scientifica o le linee di società scientifiche, per approfondire e fare ulteriori considerazioni e aggiustamenti.

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