E l'empowerment organizzativo?

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Se non si lavora ai vari livelli, se ci limitiamo a fare empowerment di pazienti, cittadini e professionisti della sanità, non possiamo aspettarci grandi risultati. Come la letteratura sull’empowerment ha messo in evidenza, gli interventi sugli individui vanno accompagnati da interventi sui contesti sociali in cui questi sono. In un certo senso il lavoro sull’individuo è preliminare. La realtà non cambia, se non cambiano le persone. Al tempo stesso però individui divenuti più consapevoli e competenti non possono sperare di incidere sulla realtà, se il contesto sociale intorno a loro resta invariato. Ecco che l’empowerment delle organizzazioni sanitarie ci appare fondamentale.

Ad esempio, è senz’altro importante indurre i professionisti a cambiare paradigma professionale e a sviluppare skills per accedere alla letteratura scientifica. I professionisti però non cresceranno più di tanto, se l’azienda sanitaria in cui sono non si attrezza per un’attività diffusa di knowledge transfer. Attrezzarsi a livello organizzativo vuol dire darsi una struttura per cui gruppi di lavoro studiano la letteratura a partire da problemi clinici, stilano report e indicazioni e poi in appositi incontri e seminari riferiscono agli altri operatori, dando vita a movimenti circolari di sviluppo continuo della conoscenza.

Risponde a questa strutturazione dell'attività di knowledge transfer l'esperienza dei seminari multidisciplinari, avviata nella ASL di Teramo con il seminario sul buon uso della PET.

Questo modello dell’IOM (Institute of Medicine) suggerisce come in un’organizzazione sanitaria si può procedere per fare rassegne sistematiche della letteratura da usarsi per migliorare le decisioni cliniche.

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