Perchè fare empowerment dei pazienti e dei cittadini?

In sanità fare empowerment di pazienti e cittadini risponde a esigenze etiche consente una medicina più umana, più capace di integrare clinica e vita, più rispettosa delle persone, con rapporti meno asimmetrici e più soddisfacenti. Oggi abbiamo prove abbastanza consistenti che l’empowerment migliora le cure e la salute della popolazione, tanto che dovremmo considerarlo parte integrante dell’attività sanitaria. Le maggiori evidenze che ha un impatto sulla salute sono nelle patologie croniche (diabete, cardiopatie, osteoporosi, ecc.), ma sappiamo anche che l’empowerment favorisce la prevenzione, la partecipazione ai programmi di screening, l’accesso alle cure quando servono e la loro buona gestione, come la preparazione a esami, interventi e procedure.

L’empowerment di pazienti e cittadini ha poi ricadute positive sulla qualità dei servizi sanitari, agendo a vari livelli. Nei servizi i fruitori collaborano alle attività, per cui il loro coinvolgimento e il fatto che siano preparati ne migliorano il funzionamento. Questo vale in modo particolare nella sanità, dove la collaborazione dell'utente, specie nella prevenzione, in certe patologie, procedure e cure, è essenziale e dove ci si muove in un contesto delicato e a rischio. L'empowerment tende poi a innalzare il livello di competenza, oltre che degli utenti,  anche degli operatori, chiamati a presentare lucidamente informazioni sanitarie precise e a curare la relazione. Migliora la partecipazione e la collaborazione degli utenti, i rapporti tra professionisti e tra strutture sanitarie, oltre che il clima organizzativo e il buon funzionamento della macchina organizzativa. Più qualità vuol dire anche meno rischi clinici e meno incidenti.

Anche se a riguardo gli studi non forniscono prove conclusive, sembra che l’empowerment, se ben fatto, accresca l’appropriatezza di esami e cure e riduca i contenziosi e i costi. Nel complesso, specie se ragioniamo in prospettiva e guardiamo al mondo, appare abbastanza evidente che una sanità sostenibile richiede una svolta, in cui impegnarsi davvero nell’empowerment.

A prescindere dalle considerazioni etiche e da tutti i benefici concreti che ne possono derivare, in sanità un approccio basato sull’empowerment appare importante in quanto in linea con i cambiamenti del mondo di oggi. La scienza medica che progredisce rapidamente, gli sviluppi tecnologici, la crescente complessità dei sistemi sanitari, la diffusione dell’informazione, l’accessibilità delle nuove  acquisizioni e molti altri fatti rendono anacronistico il modello tradizionale di medicina dove semplicemente accade che un professionista che sa tutto ciò che c’è da sapere offre le sue cure a un paziente ignaro.

L’empowerment dei pazienti è qualcosa di complesso, che comprende l’alfabetizzazione sanitaria, lo sviluppo di padronanza e di certe abilità, oltre che la presa di coscienza dei problemi legati alla gestione delle malattie e alla costruzione della salute. Sfocia naturalmente nella decisione condivisa, SDM (shared decision making), impegnativo lavoro di dialogo teso a conciliare clinica e vita nelle scelte.

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"Curare il cancro intelligentemente",
in inglese "Smart Cancer Care",
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